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	<title>Made in Matera, Guida ai Sassi di Matera</title>
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	<description>Storia, cultura e tradizioni di una citta millenaria</description>
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		<title>AL MUSMA, UNA MOSTRA &#8211; RICORDO DI ANTONIO SANFILIPPO</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 12:31:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi a Matera]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi in corso a Matera]]></category>
		<category><![CDATA[Evidenza]]></category>

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		<description><![CDATA[AL MUSMA, UNA MOSTRA &#8211; RICORDO DI ANTONIO SANFILIPPO Sculture, dipinti, disegni, progetti, dal 1944 al 1979, ripercorrono la ricerca di un grande artista del Novecento. Nella Saletta della Grafica: ...leggi tutto]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><strong>AL MUSMA, UNA MOSTRA &#8211; RICORDO DI ANTONIO SANFILIPPO</strong></p>
<p align="center"><strong>Sculture, dipinti, disegni, progetti, dal 1944 al 1979, </strong></p>
<p align="center"><strong>ripercorrono la ricerca di un grande artista del Novecento.</strong></p>
<p align="center"><strong><em>Nella Saletta della Grafica: Louis Marcoussis 1931</em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Sabato 28 gennaio 2012 alle ore 18.00</strong>, il MUSMA inaugura la seconda mostra della stagione espositiva 2011 – 2012 con il “<strong>RICORDO DI SANFILIPPO. Sculture, dipinti, disegni, progetti, dal 1944 al 1979”.</strong></p>
<p>L’esposizione, allestita nelle “Sale della Caccia” e nella “Biblioteca “Vanni Scheiwiller”, attraverso 80 opere, delle quali 34 inedite, intende far luce sull’originalità dell’artista siciliano, basata su un sistema segnico-spaziale tanto rigoroso quanto libero, costruito sulla ricerca e gli sviluppi di un segno che dal 1944 al 1979 copre l’intera parabola di un’attività resa insostituibile testimonianza del dibattito artistico nazionale e dei temi del linguaggio internazionale più legato alla contemporaneità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Aperta al pubblico sino al 18 marzo 2012, la mostra, a cura di Giuseppe Appella, rispecchia con coerenza l’orientamento delle esposizioni temporanee perseguito dal 1978 con le annuali “Grandi Mostre nei Sassi” e dal 2006 con le iniziative del MUSMA, indirizzate alla ricognizione di periodi e personalità dimenticate o sommerse dell’arte italiana ed internazionale del dopoguerra.</p>
<p>Con Antonio Sanfilippo, viene ricostruito un tassello determinante di quella stagione ancora poco indagata ma così fervida di stimoli e impulsi che si raccoglie intorno alla generazione di artisti operanti in Italia, negli anni Cinquanta e Sessanta. Se, infatti, il carattere schivo e solitario ha senza dubbio penalizzato Sanfilippo, e la scarsa propensione a esporre negli ultimi anni della sua vita ha contribuito a prolungare una sorta di silenzio attorno al suo lavoro, l’artista siciliano non fu assente agli appuntamenti che la sua epoca riservò allo sviluppo culturale, collocandosi in primo piano fra i più attenti protagonisti delle vicende della sua generazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Partendo da un gruppo di tempere e pastelli dei primi anni Quaranta, la mostra illustra l’iniziale approccio geometrico postcubista di Sanfilippo, il transito nello studio di Guttuso e il fecondo rapporto con Severini, per poi documentare la ricerca volta a risolvere il problema della “nuova pittura”. Ecco, allora, il passaggio obbligatorio all’astrazione, vissuto e sperimentato prima di tutto con Carla Accardi, che diventerà sua moglie nel 1949, e poi con Pietro Consagra, Achille Perilli, Pietro Dorazio e Giulio Turcato, artisti che nel 1947 aRoma costituiscono il gruppo <em>Forma 1</em>. Le tempere della fine degli anni Quaranta, fanno emergere come Sanfilippo, condividendo con il gruppo <em>Forma 1</em> il dissenso verso gli assiomi del realismo e del populismo che caratterizzavano la produzione artistica italiana di quegli anni, abbia rimesso in discussione il concetto di immagine, partecipando al rinnovamento rivoluzionario di matrice socialista attraverso l’esigenza di una ricerca che inserisse la pittura italiana nel filone della grande arte europea. Arte e società si coniugano nella validità di un’esperienza condotta sui rapporti puri delle forme e sulla costruzione di uno spazio sostanzialmente bidimensionale: orientamenti rafforzati dal viaggio a Parigi, a contatto diretto con tutta la cultura artistica più avanzata d’Europa, che il gruppo compie nel 1946 e che per Sanfilippo è la scelta definitiva di una sperimentazione fondata sul segno, divenuto negli anni successivi linguaggio personalissimo, autonomo e maturo.</p>
<p>Guardando le ricerche condotte in Francia da Wols e in America da Pollock, la scoperta del segno e la relazione lirica, non estetica, fra segni e spazio sono documentate dalle tempere degli anni Cinquanta e Sessanta: nitide sintassi visive, percorsi possibili della mente concentrati o dilatati nello spazio, tracce di un’astrazione mai gestuale che Sanfilippo affida a un colore timbrico e puro, a un sistema che pone in relazione accumuli di segni più o meno uguali, concatenati in costruzioni spaziali corpose, dense, sciolte o addensate sugli intervalli di silenzio della tela bianca: <em>Mi servo quasi esclusivamente di segni grafici posti sulla superficie con molta immediatezza e rapidità</em> – sostiene l’artista &#8211; <em>e tali da formare un insieme non arbitrario o casuale ma conseguente ad un determinato ragionamento formale. La forma viene così determinata dal complesso variamente raggruppato dei segni che nei miei quadri hanno una grande variazione</em>.</p>
<p>Durante gli anni Sessanta e sino agli albori degli anni Ottanta, Sanfilippo affina le proprie tracce spostando lentamente la propria attenzione dal segno elementare, bacilliforme, stenografico, a un segno che si avvolge e chiude su se stesso, in un ritmo che gli consente il pieno possesso dell’immagine. Le frequenti interruzioni di un lavoro talvolta tentato e lasciato a metà, o soltanto abbozzato, a causa di una crisi profonda che lo porta alla reclusione in studio e alla distruzione di molte opere, non traspaiono nelle ricerche plastiche degli anni sessanta, qui rappresentate dalle opere in legno della Collezione del MUSMA (le sei scatole, il vassoio verde, i rilievi, i segni ritagliati nel compensato) cui va ad aggiungersi la donazione che Antonella Sanfilippo ha voluto fare in occasione di questa mostra. Una crisi superata solo poco prima della sua scomparsa, quando l’artista si avvicina all’incisione e in una stamperia romana, mediante il suggerimento proveniente da un segno non più sovrapposto, divenuto il prolungamento fisico della mano, trasferisce, in un coinvolgimento totale, dialetticamente formulato nei rapporti distributivi, i risultati di un vertiginoso processo espressivo, di lì a poco pronto a scandire lo spazio per annullarsi nel vuoto totale, non prima di essere tornato a proporre, con tonalità atmosferiche e linfe organiche, una struttura formale costruita – l’isola – chiusa e compatta, fresca e trasparente, travolgente e cosmica, con una fitta maglia di luci che avvolgono una materia che respira, che vive, per l’ultima volta, in due acqueforti simili a una sindone.</p>
<p>***</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Antonio Sanfilippo nasce a Partanna (TR) l’8 dicembre del 1923. Frequenta dal 1938 il Liceo artistico di Palermo, ove ha tra i suoi maestri Guido Ballo, e tra gli amici più cari Pietro Consagra, con il quale condivide una iniziale vocazione alla scultura. Nel 1942 si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Firenze, ove è allievo di Felice Carena, che ne orienta i primi passi nella pittura; dipinge spesso en plein air sulle colline attorno alla città (e il disegno reca traccia di questo suo modo iniziale). Nel ’44, a Palermo, conosce Carla Accardi; espone l’anno seguente al teatro Massimo con Guttuso e altri giovani, quindi – nel ’45 – tiene nel capoluogo siciliano la sua prima personale.</p>
<p>Nel ’46 si trasferisce a Roma; è sovente, quei primi mesi romani, ospite con gli altri compagni siciliani dello studio di Guttuso in via Margutta (battezzato da Ripellino “il Palazzo dei Normanni”). Alla fine dell’anno compie il viaggio di studio a Parigi, con Accardi, Turcato, Consagra ed altri. Nel ’47 è tra i sottoscrittori del manifesto di “Forma” e, superato l’iniziale post-cubismo picassiano e guttusiano, sperimenta le prime ipotesi astratte, inizialmente orientate sui “Jeunes peintres de tradition française” e quindi neo-concrete, seguendo in particolare l’esempio di Magnelli. Partecipa a tutte le principali occasioni espositive del gruppo “Forma” e, dai primi anni Cinquanta, tiene personali di rilievo in gallerie fortemente orientate sull’avanguardia, qualila Libreria Saltoe il Naviglio a Milano, l’Age d’Or ela Schneidera Roma, il Cavallino a Venezia. Nella seconda metà del decennio il suo lavoro ha crescenti riscontri internazionali (New York, Osaka, Bruxelles, Losanna, Pittsburgh, Londra) e registra importanti adesioni critiche (Marchiori, Vivaldi, Ponente, Serpan, Tapié), mentre si moltiplicano le esposizioni personali, le presenze alle Biennali di Venezia (nel 1966 con una sala personale), alle Quadriennali di Roma, ai premi (Graziano, Lissone, Michetti, Golfo della Spezia).</p>
<p>Gli anni sessanta vedono il definitivo affermarsi della sua pittura, in Italia e all’estero, con personali a Londra, Roma, Milano e presenze importanti nelle esposizioni di Chicago, Boston, Parigi e Berna.</p>
<p>La sua ultima personale, prima del periodo esistenzialmente difficile, è del 1971 all’Editalia, presentato da Cesare Vivaldi. Muore il 31 gennaio 1980, per i postumi di  un incidente automobilistico. In aprilela Galleria Nazionaled’Arte Moderna gli dedica una larga antologica cui seguiranno, negli anni Novanta, oltre alle rivisitazioni del gruppo “Forma”, le grandi mostre di Gibellina, Erice, Taormina, Aosta, Salò, Trento. Nel 2007 nasce l’Archivio Sanfilippo ed esce, a cura di Giuseppe Appella e Fabrizio D’Amico, il “Catalogo generale dei dipinti dal 1942 al1977”,  nel2009, acura di Fabrizio D’Amico, il volume dedicato a “Le Carte”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>In questo stesso periodo, nella Saletta della Grafica, viene esposta la cartella di Louis Marcoussis (Varsavia 1883 – Cusset 1941), <em>Planches de Salut, </em>edita nel 1931 dalle Éditions Jeanne Bucher, con dieci incisioni all’acquaforte e al bulino e una prefazione di Tristan Tzara.</strong></p>
<p><em>Nel bookshop, invece, 25 acqueforti e acquetinte di Assadour (Beyrouth 1943) ripercorrono la vicenda di uno dei più grandi incisori viventi.</em></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Prossimo appuntamento: </span></strong></p>
<p><strong>18 marzo  20012: OMAGGIO A TADEUS KANTOR</strong> (Wielopole 1915 &#8211; Cracovia 1990)</p>
<p>Sculture, dipinti, disegni, documenti, libri, video, le fotografie originali di Romano Martinis relative a tutti gli spettacoli di Kantor .</p>
<p>Nella Saletta della Grafica: Hans Richter<em>, Ultimi cori per la Terra Promessa</em> di G. Ungaretti, 1971.</p>
<p>Per questa mostra, l’impegno viene condiviso conla Soprintendenzaper i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Basilicata che espone in Palazzo Lanfranchi una parte delle fotografie di Romano Martinis.</p>
<p>___________________________</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>MUSMA (Museo della Scultura Contemporanea. Matera)</strong></p>
<p>Palazzo Pomarici &#8211; Via San Giacomo (Sasso Caveoso)</p>
<p>Tel. 366 9357768</p>
<p>Email:info@musma.it</p>
<p>Sito internet: www.musma.it</p>
<p><strong>Il Musma è aperto dal martedì alla domenica, dalle ore 10.00 alle 14.00. </strong></p>
<p><strong>Apertura pomeridiana per gruppi e su prenotazione.</strong></p>
<p><strong>Giorno di chiusura: Lunedì</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Comunicazione e pubbliche relazioni:</p>
<p>Mariella Larato</p>
<p>ufficiostampa@musma.it</p>
<p>tel. +39 3290835148</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il MUSMA è un progetto culturale della</p>
<p>Fondazione Zétema. Matera</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La mostra è realizzata con il contributo di</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il MUSMA fa parte di</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La chiesa di Santa Maria della Valle</title>
		<link>http://www.madeinmatera.it/la-chiesa-di-santa-maria-della-valle/</link>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 19:40:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Le Chiese Rupestri]]></category>

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		<description><![CDATA[Sorto in tempi remoti come piccola chiesa rupestre intitolata alla Vergine Maria, il santuario, pur nella sua posizione leggermente defilata rispetto alla città, appare agli  occhi increduli del visitatore in ...leggi tutto]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sorto in tempi remoti come piccola chiesa rupestre intitolata alla Vergine Maria, il santuario, pur nella sua posizione leggermente defilata rispetto alla città, appare agli  occhi increduli del visitatore in tutta la sua dignitosa imponenza.</p>
<p>A sorprendere sono l&#8217;eleganza e la cura prestata nell&#8217;intaglio delle decorazioni che incorniciano i tre portali disposti lungo il fianco longitudinale che, unica parte costruita del santuario rupestre, funge altresì da facciata essendo la chiesa posizionata lateralmente alla principale via di transito un tempo collegata alla via Appia.</p>
<p>L&#8217;elaborazione delle cornici e probabilmente il progetto di queste deliziose cornici si deve al genio di una figura ancora poco nota la cui identità è stata rivelata da un’iscrizione dedicatoria, purtroppo non conservatasi, che recitava «hoc opus fec[it] / mag[iste]r Leorius de Tarento / vivat im cel’ leorius ho / fidel’»1. Ma se poco o nulla si conosce in merito alla carriera del suindicato <em>magister </em>tarantino2, un documento rintracciato presso l’Archivio Segreto Vaticano3 rivela che nel 1381 l’antipapa Clemente VII stabilì che fossero concesse indulgenze a tutti coloro che avessero visitato il santuario della «Beatae Mariae de Vallea» e, in particolar modo, a quanti avessero provveduto a sostenere economicamente la costruzione della fabbrica4. La</p>
<p>data 1381, pertanto, può costituire il riferimento <em>post quem </em>per l&#8217;avvio dei lavori di ampliamento che trasformarono il piccolo sito rupestre in un maestoso santuario.</p>
<p>Entrando nell’ampia struttura <em>sub divo</em>, oltrepassando il primo portale a sinistra, riconosciamo immediatamente i segni di quella che dovette costituire, un tempo, la chiesa originaria. In corrispondenza del primo pilastro della navata destra, proseguendo con lo sguardo in direzione della controfacciata, si osservano, infatti, le tracce dell’antica iconostasi che, abbattuta in seguito al drastico abbassamento del piano di calpestio e all’apertura delle navate, doveva presentare, come rivela la presenza di un lacerto di pittura ad affresco nell’intradosso del primo arco a sinistra,</p>
<p>preziose decorazioni a motivi vegetali.</p>
<p>Volgendo poi lo sguardo all’intero santuario, suddiviso in tre navate, subito si è colti dal carattere disomogeneo delle pitture murali che sono disseminate lungo le pareti perimetrali, sui pilastri litici e nei catini absidali. Tale disomogeneità è il frutto dell’ampio arco temporale entro cui fu espletata la prolifica attività mecenatizia.</p>
<p>La più antica immagine, oggi purtroppo assente, doveva essere un&#8217;icona raffigurante la <em>Vergine Maria </em>a cui il sito era dedicato. Quello che rimane di quella miracolosa  effige è soltanto la nicchia che si apre nella parte superiore del primo pilastro meridionale della navata destra5. Ma a captare l’attenzione è, sicuramente, la meravigliosa decorazione ad affresco che ricopre le pareti di quella pseudo cappella innestata tra il primo e il secondo pilastro della navata sinistra. Qui, se pure rimaneggiata da successive decorazioni, si possono ammirare eccezionali affreschi di epoca angioina. A commissionarli, come lascia supporre l’arma composta da un leone rampante attraversato dalla banda trasversale, dovette essere un facoltoso mecenate la</p>
<p>cui identità rimane tuttora celata a causa della pesante abrasione che ha interessato l’iscrizione inserita nell’arcosolio. A decorare i capitelli sono quattro squisiti cherubini che, rivolti verso la scena principale raffigurante una <em>Crocifissione </em>coronata da <em>Angeli con turibolo</em>, sorvegliano, con la loro delicata bellezza, la preziosità di tali ornamentazioni. Ed è proprio in questa cappella, sovrastata da un profondo cielo stellato, che il vescovo Simone Carafa, artefice della ristrutturazione seicentesca della chiesa, volle imprimere il proprio stemma (uno scudo con sfondo bianco e bande rosse trasversali) e, altresì, volle che fosse rappresentato il sacello della sua famiglia. Alla sua stessa commissione, databile con certezza al 1642, si deve l’imponente affresco raffigurante <em>San Gregorio Magno tra le anime del purgatorio</em></p>
<p>eseguito nel catino absidale corrispondente alla navata destra. Ad arricchire, invece, il catino absidale in prossimità di quello che dovette essere il presbiterio è una <em>Deesis </em>eseguita, presumibilmente, a cavallo tra il XIV e il XV secolo. A comporre la scena, dominata dalla figura del Cristo Pantocratore posto al centro, sono altre quattro figure: la più controversa è la prima a sinistra che, identificata prima come Santa Chiara6 e poi come Santa Caterina7, sembra, in realtà, raffigurare Santa Brigida di Svezia – i cui attributi iconografici sono il rosario, il bastone del pellegrino, la bisaccia, la conchiglia e l’abito del terzo ordine francescano con saio marrone, soggolo bianco e mantello nero, quest’ultimo in segno di lutto per la perdita del marito, morto prima che ella prendesse i voti – raffigurata peraltro anche sul primo pilastro meridionale della navata destra8. Il suo culto era, infatti, molto diffuso nella</p>
<p>vicina Puglia ove ella si recò per visitare la basilica di San Nicola a Bari e, ancora, quella di San Michele Arcangelo sul Gargano. Al suo canto è raffigurata la Madonna seguita da San Giovanni Battista e da San Giacomo Minore, erroneamente identificato come San Francesco d’Assisi9.</p>
<p>A testimoniare il passaggio di un altro importante mecenate e a chiudere la vasta campagna decorativa della chiesa sono gli affreschi che ornano la prima cappella innestata tra la parete della controfacciata e il primo pilastro della navata sinistra.</p>
<p>Questi, datati 1690, furono commissionati, come recita l’iscrizione, da «Franciscus de Silva Ispanus»10 che, con ogni probabilità, era collegato per la sua origine spagnola, all’allora vescovo di Matera, Antonio del Ryos y Culminarez. A caratterizzare la decorazione, oltre agli abbondanti motivi vegetali che si affastellano lungo le colonne, è l’immagine di <em>San Francesco d’Assisi </em>che, pur nella sua semplicità, riempie l’intera parete sinistra insieme alle decorazioni a finto stucco, retaggio del moderno gusto barocco.</p>
<p>Dovette, dunque, essere questa l’ultima decorazione a impreziosire la struttura prima che la stessa, nel 1756, fosse sconsacrata dall’arcivescovo Antonio Antinori a causa dell’abbondante quantità d’acqua accumulatasi all’interno11.</p>
<p>Fuoriuscendo dal santuario, prima di inerpicarsi alla ricerca delle grotte circostanti, funzionali all’accoglienza e al ricovero dei pellegrini, non si può non osservare le numerose iscrizioni incise sulle pareti accanto al secondo portale a destra: grazie a esse è possibile identificare alcuni dei procuratori che dal 1630 al 1746 furono nominati dalla Mensa Arcivescovile per celebrare messa ogni domenica dell’anno12.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Eleonora Carmela Bianco</em></p>
<p>Esperta di Storia dell&#8217;Arte</p>
<p>Guida Turistica ed Escursionistica</p>
<p>+39 329 3765178</p>
<p>eleonorabianco@hotmail.it</p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p>1 Il primo a rendere nota l’iscrizione fu il Volpe (1818, p. 218) seguito poi dal Cappelli che, per la prima volta,</p>
<p>indica anche la data 1283 senza tuttavia, come riferisce la Di Pede (2001, p. 115), indicarne la fonte.</p>
<p>2 Per una più dettagliato approfondimento circa la datazione della facciata si rimanda a M. Di Pede 2001, pp.</p>
<p>115-­117 (con bibliografia di riferimento).</p>
<p>3 M. Di Pede, <em>La Chiesa di S. Maria della Valle a Matera </em>2001, pp. 41-­43. Si deve alla studiosa l’aver</p>
<p>rintracciato il documento presso L’Archivio Segreto Vaticano.</p>
<p>4 M. Di Pede 2001, p. 41<br />
5 Per una lettura più approfondita si rimanda a M. Di Pede 2001, pp. 62-­63.</p>
<p>6 R. Maragno, <em>Santa Maria della Valle. Matera </em>2001, p. 50.</p>
<p>7 <em>Ibidem.</em></p>
<p>8 Si deve a Mariagrazia Di Pede (2001, pp. 205-­216) l’identificazione della figura femminile abbigliata con</p>
<p>vesti monacali con Santa Brigida di Svezia.</p>
<p>9 L’errata identificazione del soggetto è di Raffaella Maragno (<em>Santa Maria della Valle. Matera </em>2001, p. 50).</p>
<p>10 M. Di Pede 2001, p. 66.</p>
<p>11 M. Di Pede 2001, p. 67 (con bibliografia di riferimento).</p>
<p>12 M. Di Pede 2001, p. 66.</p>
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		<title>Gabriele Olivieri &#8211; GABRO Dj &#8211; Vinyl Dj</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 08:34:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Servizi per lo Spettacolo]]></category>

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		<description><![CDATA[GABRO DJ – VINYL DJ Dj con decennale esperienza, nato e residente a Matera, amante del vinile,  la musica che propone è club-house ed’impazzisce nel vedere la pista saltare. Questo ...leggi tutto]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.madeinmatera.it/wp-content/uploads/2011/12/Gabro-dj.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2869" title="Gabro dj" src="http://www.madeinmatera.it/wp-content/uploads/2011/12/Gabro-dj.jpg" alt="" width="589" height="377" /></a></p>
<p><strong>GABRO DJ – VINYL DJ</strong></p>
<p>Dj con decennale esperienza, nato e residente a Matera, amante del vinile,  la musica che propone è club-house ed’impazzisce nel vedere la pista saltare.</p>
<p>Questo è l&#8217;identikit di Gabriele Olivieri in arte Gabro Dj</p>
<p>Inizia la sua esperienza in alcune feste private, nei migliori locali di Matera e della Basilicata. Così dal 2003 ad oggi, si susseguono le stagioni estive ed invernali presso i più importanti locali (discoteche, club privè, stabilimenti balneari, ecc.) di Puglia e Basilicata tra i quali:</p>
<p>-          SPORTING CLUB a Castellaneta Marina (TA) come Resident DJ,</p>
<p>-          LA CAPANNINA a Castellaneta Marina(TA),</p>
<p>-          MOJITO a Metaponto lido (MT),</p>
<p>-          LIDO KAMMEL a Metaponto lido (MT),</p>
<p>-          MASSERIA DEL PARCO a Matera come Resident DJ,</p>
<p>-          ZIGGURATH CLUB PRIVE’ a Matera,</p>
<p>-          KIRBY CLUB a Matera,</p>
<p>-          PALACE HOTEL a Matera come Resident DJ,</p>
<p>-          TEMPA BIANCA a Matera,</p>
<p>-          RIVA DEI GRECI a San Teodoro &#8211; Pisticci Marina (MT),</p>
<p>-          LIDO VERDE a Ginosa Marina (TA),</p>
<p>-          LIDO ZANZIBAR a Ginosa Marina (TA),</p>
<p>-          CLUB 26 a Gravina in Puglia (BA),</p>
<p>-          PRIMO PIANO ad Altamura (BA),</p>
<p>-          MIRAGE CAFE’ a Ferrandina (MT),</p>
<p>-          CLAVIN PUB a Salandra (MT),</p>
<p>-          SHARING a Ferrandina (MT),</p>
<p>-          OLD WEST BAR a Ferrandina (MT),</p>
<p>-          ROTO’  BEACH  a Nova Siri Marina (MT),</p>
<p>-          LIDO MARAJA’ a Nova Siri Marina (MT),</p>
<p>-          PALACE HOTEL a Matera come Resident DJ,</p>
<p>-          &#8230;&#8230;<br />
<strong>Gli appuntamenti futuri di GabroDj</strong></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #ff0000;"><strong>&#8230; stay tuned !!!</strong></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #ff0000;"><strong><br />
</strong></span></p>
<p>Puoi seguire<strong> Gabro Dj</strong> su Facebook clicca <strong><a href="http://www.facebook.com/groups/gabrodj.olivieri/" target="_blank">qui</a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per info su serate, feste private, privè, ecc.  <strong>388 1130524<br />
</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Gli appuntamenti recenti di GabroDj<br />
</strong></p>
<p><a href="http://www.madeinmatera.it/martini-university-party-dj-gabro/"><img class="size-thumbnail wp-image-3113 alignleft" style="border-style: initial; border-color: initial;" title="Martini University Party dj Gabro" src="http://www.madeinmatera.it/wp-content/uploads/2012/01/Photo-13-01-12-20-22-55-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p><a href="http://www.madeinmatera.it/gabro-dj-al-glam-lounge-cafe/"><img class="size-thumbnail wp-image-3076 alignleft" style="border-style: initial; border-color: initial;" title="Gabro Dj al GLAM LOUNGE CAFE’ di Ferrandina (MT)" src="http://www.madeinmatera.it/wp-content/uploads/2012/01/381808_268333419876254_268332293209700_803021_692492458_n-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p><a href="http://www.madeinmatera.it/befana-party-hotel-old-west-6-gennaio-2012/"><img class="size-thumbnail wp-image-2827 alignleft" title="BEFANA PARTY  APERTURA NUOVA SALA HOTEL OLD WEST  VENERDI 6 GENNAIO 2012" src="http://www.madeinmatera.it/wp-content/uploads/2011/12/locandina_befana-01-FORMATO-FB-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
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		<title>MadeinMatera e &#8230; gli eventi del Nightlife a Matera</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Jan 2012 10:21:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Le nostre News]]></category>
		<category><![CDATA[Nightlife a Matera]]></category>

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		<description><![CDATA[Abbiamo creato una nuova sezione negli Eventi a Matera &#8230; quella del Nightlife a Matera Qui trovi le novità circa gli eventi , dedicati appunto al Nightlife -Vita Notturna, selezionati ...leggi tutto]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Abbiamo creato una nuova sezione negli Eventi a Matera &#8230; quella del <a href="http://www.madeinmatera.it/category/eventi-a-matera/nightlife-a-matera/">Nightlife a Matera</a></p>
<p>Qui trovi le novità circa gli eventi , dedicati appunto al Nightlife -Vita Notturna, selezionati da MadeinMatera per i suoi visitatori e per il popolo della notte …</p>
<p>Info e promozioni  su Aperitivi, Feste, Serate in  Discoteche, Pub, Club Privè, ecc. Prevendite, Tavoli privè &#8230; e molto altro ancora !!!</p>
<p><strong><br />
Invia una mail a info@madeinmatera.it e sarai contattato per scoprire come inserire il tuo evento  su MadeinMatera.it</strong><strong></strong></p>
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		<title>Buon Anno da MadeinMatera</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Jan 2012 11:33:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Le nostre News]]></category>

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		<title>COMPAGNIA DELLA BELLEZZA PARRUCCHIERI &#8220;Matera&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Jan 2012 09:45:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Estetisti e Parrucchieri]]></category>
		<category><![CDATA[Vetrine]]></category>

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		<description><![CDATA[Compagnia della Bellezza Matera Via F. Petrarca, 40 75100 – MATERA Tel.  0835386283   Carmela e Vito sono lieti di darti il benvenuto nel fantastico mondo di Compagnia della Bellezza ...leggi tutto]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center">Compagnia della Bellezza Matera<br />
Via F. Petrarca, 40<br />
75100 – MATERA<br />
Tel.  0835386283</p>
<p align="center"><strong> </strong></p>
<p>Carmela e Vito sono lieti di darti il benvenuto nel fantastico mondo di Compagnia della Bellezza a Matera.<br />
Con più di 30 anni di esperienza, ogni sei mesi rinnoviamo la nostra collezione per darvi sempre nuove idee e trasformare i vostri desideri in opportunità di rinnovamento.<br />
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I prodotti utilizzati sono professionali e delle migliori marche tra le quali: L&#8217;Oreal, Kerastase, ecc.<br />
Per quanto riguarda i colori usiamo solo quelli del gruppo L&#8217;Oreal, e tra le novità assolute INOA</p>
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Ascoltiamo e traduciamo la donna-sposa per interpretare i suoi desideri ed evidenziare l&#8217;essere e non l&#8217;apparire. Creiamo forme e raccolti in linea con lo stile dell&#8217;abito ma prediligendo la bellezza e la forma del viso.</p>
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<p>&nbsp;</p>
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		<title>Buon Natale da MadeinMatera</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Dec 2011 18:08:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Le nostre News]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
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		<title>Santuario di Santa Maria della Valle</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 18:56:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Da visitare]]></category>

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		<description><![CDATA[Apertura del Santuario di Santa Maria della Valle L&#8217;Ente Parco della Murgia Materana in collaborazione dell&#8217;Associazione Amici del Parco e le guide autorizzate del Parco, garantiranno l&#8217;apertura del sito tutti ...leggi tutto]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Apertura del <a href="http://www.madeinmatera.it/la-chiesa-di-santa-maria-della-valle/">Santuario di Santa Maria della Valle</a></p>
<p>L&#8217;Ente Parco della Murgia Materana in collaborazione dell&#8217;Associazione Amici del Parco e le guide autorizzate del Parco, garantiranno l&#8217;apertura del sito tutti i giorni dalle ore 10 alle ore 14.<br />
Visita su prenotazione ai seguenti numeri: tutti i giorni al mobile 3314712950 o l&#8217;Ente Parco, dal lunedì al venerdì, dalle 9:00 alle 13:00 al 0835336166.<br />
E&#8217; previsto un contributo per l&#8217;ingresso. Da 1 a 6 persone € 15,00 ogni persona in più € 2,00</p>
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		<title>TENUTE IACOVAZZO I VINI DELLA TRADIZIONE</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Dec 2011 18:41:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alimenti e Prodotti Tipici]]></category>
		<category><![CDATA[Vetrine]]></category>

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		<description><![CDATA[TENUTE IACOVAZZO I VINI DELLA TRADIZIONE Il sapore della genuinità e dell’amore per la vite sono il biglietto da visita delle “ Tenute Iacovazzo’’ sulle tavole dei buongustai, che continuano ...leggi tutto]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>TENUTE IACOVAZZO I VINI DELLA TRADIZIONE</p>
<p>Il sapore della genuinità e dell’amore per la vite sono il biglietto da visita delle “ Tenute Iacovazzo’’ sulle tavole dei buongustai, che continuano ad apprezzare bianchi, rossi e passiti sempre al top della tradizione di famiglia. Giuseppe e Carlo Iacovazzo seguono con passione e dedizione la crescita e la maturazione dei vigneti di contrada Saldone, una vasta estensione di uve pregiate che dominano le colline prossime all’area metapontina. Fu il nonno Vitantonio a tramandare loro segreti, tecniche e tanta esperienza per portare in tavola i preziosi e puri prodotti della vendemmia. Da allora le “ Tenute Iacovazzo’’ hanno consolidato i consensi sui mercati, ponendo attenzione alla scelta di uve e vitigni che hanno accresciuto il patrimonio di Dionisio. Dalle cantine è una selezione in crescendo di sapori, odori e colori tirati fuori al momento opportuno, quando il vino è pronto per essere gustato secondo le logiche e il buon senso della civiltà del bere. Tanto amore non poteva che essere premiato dai marchi di qualità nella famiglia del “Matera DOC’’. E cosi l&#8217;azienda Iacovazzo ha tenuto a battesimo i DOC rossi “Primatem’’ e &#8220;Dionisio&#8221; il bianco &#8220;Duetto&#8221;, gli IGT rosato &#8220;Alba Rosa&#8221;, e il bianco &#8220;Bianco d&#8217;Autore&#8221;. I passiti IGT rosso &#8220;Nettare d&#8217;Uva&#8221; e bianco &#8220;lycos&#8221;.<br />
Tanti sapori puri e genuini non potevano che coinvolgere tutti i prodotti della vigna, a cominciare dall’uva e così sono nate le “perle d&#8217;uva caramellate’’, uva Apirene, varietà Crimson, che si abbina piacevolmente alla degustazioni di prodotti lattiero caseari (uva e formaggi). Una cantina, quella dei fratelli Iacovazzo, aperta a quanti sanno apprezzare i sapori e la cultura della tradizione a cominciare dal punto di degustazione aperto a Matera presso &#8220;Casa d’Imperio&#8221;,(ass.ne culturale) nel Sasso Barisano e alle tante iniziative di qualità in Italia e all’estero. Ed è uno dei segreti del successo delle “Tenute Iacovazzo’’: valorizzare la tradizione per tramandare un patrimonio di esperienze e professionalità nella lavorazione del vino, il principe della buona tavola lucana.</p>
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		<title>La chiesa rupestre di santa Barbara di Matera</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Dec 2011 10:49:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Le Chiese Rupestri]]></category>

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		<description><![CDATA[La suggestiva chiesa dedicata a Santa Barbara1, scavata alla punta estrema del rione Casalnuovo nel Sasso Caveoso, conserva intatte le strutture architettoniche che le attribuiscono una chiara connotazione bizantina. Il ...leggi tutto]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La suggestiva chiesa dedicata a Santa Barbara<strong>1</strong>, scavata alla punta estrema del rione Casalnuovo nel Sasso Caveoso, conserva intatte le strutture architettoniche che le attribuiscono una chiara connotazione bizantina.<br />
Il periodo di fondazione, infatti, si data a cavallo tra il X e l’XI secolo in concomitanza col periodo di massima bizantinizzazione del territorio lucano2. A preservarla intatta, e a dotarla delle mirabili raffigurazioni ad affresco, dovettero contribuire le numerose comunità pastorali3 di origine serbo-croata che a partire dal XV secolo abitarono la parte meridionale del Sasso Caveoso, poco distante dalla cripta4.<br />
Preceduta da un piccolo nartece è l’aula dei fedeli che è separata dall’area sacra (il bema) da un elegante e intatta iconostasi traforata, simbolo inequivocabile della sua grecità. A decorare la copertura in roccia calcarenitica sono le due cupole e, ancora, la sottile cornice ornata da un motivo a denti di sega che ricorda esattamente quella presente nella vicina chiesa rupestre di Santa Lucia alle Malve5. Alla semplicità della parete sinistra del naos si contrappone la ricchezza decorativa della parete opposta. Su di essa è inserita la struttura litica dell’ambone ricavato in una delle due nicchie separate da un pilastrino rastremato coronato da capitello trapezoidale a duplice profilatura. Oltrepassata l’iconostasi si accede al bema costituito da un’abside centrale sulla cui sinistra è disposto l’ambiente della <em>prothesis </em>terminante con un’abside piatta.<br />
Alla vetustà dell’architettura si contrappone un ricco apparato decorativo di elevata cultura tardo-gotica.<br />
Tralasciando i se pure preziosi frammenti di quella che dovette costituire un tempo la decorazione originaria del sito – quali i due riquadri prospicienti l’iconostasi e raffiguranti una <em>Santa Barbara </em>e un Santo benedicente di evidente influsso bizantino – a catturare la nostra attenzione sono le pitture che, intrise di un gusto aulico e cortese, contribuiscono ad arricchire la già mirabile iconostasi. Racchiuse all’interno di un’elegante cornice dalla decorazione a cosmatesche, sono le due immagini raffiguranti la V<em>ergine in trono </em><em>col Bambino6 </em>(denominata <em>Madonna del fico </em>per l’attributo iconografico del frutto che, raffigurato nella mano sinistra della Vergine, simboleggia la passione di Cristo) e la <em>Santa Barbara. </em>Entrambe le figure, così elegantemente abbigliate e acutamente curate nei dettagli espressivi del volto, sono da collegare alla mano di un solo artista che eseguì pure la piccola scena bucolica avente per soggetto <em>Due pastori oranti col proprio </em><em>gregge</em>. Erroneamente identificato con il committente del ciclo7, il soggetto raffigurato, accompagnato per altro da una seconda figura rappresentata di tergo e della quale, tuttavia, si intravedono soltanto i piedi a causa di una significativa caduta dell’intonaco8, sarebbe da identificare piuttosto con un rappresentante di quelle numerose comunità pastorali che già a partire dal XV secolo erano «forse organizzate in una confraternita di mestiere»9. A eseguirle, presumibilmente, intorno al secondo e il terzo decennio del XV secolo10, fu dunque un artista di provenienza locale, al quale, per via della mancata identità, si è preferito assegnare il nome di «Maestro dei pastori» o «Maestro di Santa Barbara»11.<br />
Successive risultano, infine, le pitture murali che, raffiguranti la Santa eponima, sono disseminate sulle pareti laterali del naos: l’unica databile con certezza al 1520 è quella che si osserva sull’ala destra dell’iconostasi, 1Santa Barbara, figlia di Dioscuro, re di Nicomedia, raffigurata con la corona e la torre, fu martirizzata nel IV secolo.<br />
Ella si convertì al cristianesimo durante la reclusione all&#8217;interno della torre – raffigurata con tre finestre in onore della Trinità – fatta costruire dal padre perchè nessuno potesse vederla. Alla notizia della sua conversione, il padre la consegnò al giudice e ne fu lui stesso il boia.</p>
<p>2 A. Rizzi, in <em>Scritti sull’arte in Basilicata</em>, 1966-1976, ed. 2007, p. 31 (con riferimenti bibliografici).<br />
3 Tesi sostenuta dal Cappelli (<em>Chiese del Materano – S. Barbara</em>, in “Calabria Nobilissima”, Cosenza, X, 1956, nn. 31-32).<br />
4 C.D. Fonseca, in <em>Matera </em>2003, p. 36.<br />
5La stessa cornice si conserva anche nel presbiterio della chiesa rupestre di San Vito a Murgia Timone.<br />
6Sull&#8217;intonaco, in prossimità della mano sinistra della Vergine, si legge un&#8217;iscrizione recante il nome « [...] Paolo Acito».<br />
Presumibilmente tarda, l&#8217;incisione potrebbe essere collegata a un canonico nominato a celebrare messa nella deliziosa chiesa <em>sub divo.</em></p>
<p>7 G. B. Bronzini, <em>Significato di una scoperta </em>1968, p. 18.<br />
8E.C. Bianco, scheda ministeriale OA, Matera 2010.<br />
9 C. Gelao, in <em>Il Medioevo </em>2006, pp. 821-823.<br />
10 A. Grelle Iusco, <em>Arte in Basilicata</em>, 1981, ed. 2001, p. 49.<br />
11 A. Grelle Iusco, <em>Arte in Basilicata, </em>1981, ed. 2001, p. 49; C. Gelao, in <em>Il Medioevo </em>2006, pp. 821. Allo stesso artista si collega anche l&#8217;affresco raffigurante <em>Sant&#8217;Antonio abate </em>nella chiesa eponima inserita nel Convicinio di Sant&#8217;Antonio. Replicata, qualche anno dopo, sulla parete che separa l’ambone dall’iconostasi. Altre due immagini si osservano sulla parete sinistra: l’una è eseguita a palinsesto sulle due raffigurazioni antiche, l’altra, realizzata al centro della parete, risulta una replica fedele della <em>Santa Barbara </em>con scena bucolica che si osserva sull’iconostasi.</p>
<p>Eleonora Carmela Bianco</p>
<p>Esperta in Storia dell&#8217;arte</p>
<p>Guida Turistica ed Escursionistica</p>
<p>+39 329 3765178</p>
<p>eleonorabianco@hotmail.it</p>
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